Laika avverte: riarmarsi non porterà alla pace
La street artist mascherata Laika ha recentemente attirato l’attenzione con il suo potente messaggio contenuto nel poster “Not in my name”. Quest’opera provocatoria, che rappresenta la bandiera dell’Unione Europea sostituita da missili al posto delle stelle, è stata un punto focale durante l’inaugurazione della mostra “Artivism on paper” all’Auditorium Parco della Musica di Roma. La mostra, che fa parte della manifestazione Libri Come 2025, rimarrà aperta fino al 6 aprile. Laika, il cui volto è celato, ha chiarito in un’intervista che la sua arte non è da interpretare come un sostegno a regimi oppressivi, ma come un forte appello per la giustizia sociale e il rispetto dei diritti umani.
Laika ha dichiarato: “Molte persone mi accusano di essere al servizio di Putin, e questo è un’offesa enorme”. La sua battaglia è per una società più giusta, lontana dalle ideologie di leader come Putin. Ha voluto lanciare un grido di allerta riguardo alle enormi spese per armamenti in Europa negli ultimi anni, mentre si sono registrati tagli in settori fondamentali come l’istruzione e la sanità. La artista crede fermamente che ci sia una soluzione alternativa che deve passare attraverso la democrazia. Prima delle manifestazioni del 15 marzo, ha affisso circa 500 poster in giro per Roma per incoraggiare le persone a far sentire la propria voce.
Secondo Laika, “è giusto avere un’Europa protetta, ma il primo obiettivo deve essere il benessere delle persone, non il sostegno alle banche”. La sua visione di Europa è quella di un continente più libero, lontano dalla NATO e dall’influenza degli Stati Uniti, che limitano la possibilità di un vero dialogo e di una vera cooperazione. La mostra “Artivism on paper”, curata da Rosa Polacco in collaborazione con la Galleria Rosso20sette, espone opere iconiche di Laika, tra cui:
Altre opere affrontano temi attuali come “Vivas nos queremos!” per il 25 novembre a Ciudad Juarez e “Zapatos rojos – Save Afghan Women”.
Parlando del suo prossimo lavoro, Laika fa riferimento al Manifesto di Ventotene, un documento chiave per l’idea di un’Europa unita e libera. Anche se non anticipa nulla, afferma che tutto ciò che accade intorno a lei diventa fonte di ispirazione. Riguardo alla situazione attuale dell’Europa, sottolinea che non è un problema recente, ma il risultato di decenni di governi che hanno agito senza considerare le conseguenze delle loro scelte. “Il rinnovato interesse per quel trattato mi fa sperare”, aggiunge.
Sulle dichiarazioni della premier Giorgia Meloni riguardo Ventotene, Laika osserva: “È facile estrapolare frasi da un testo senza fornire il giusto contesto. Ho percepito questa manovra come una furbata molto triste”. La sua critica si estende anche alla situazione a Gaza, che definisce “una vergogna”, affermando che “la fine della tregua è il risultato di interessi personali del leader israeliano”.
La scelta di rimanere anonima è stata cruciale per Laika in un periodo in cui i diritti umani e civili sono sotto attacco. “La maschera è diventata un’arma di difesa”, spiega, “mi permette di affrontare le questioni senza il peso della mia persona”. Operando soprattutto di notte, considera la clandestinità come una complice e un mezzo per comunicare con il pubblico.
Infine, Laika menziona l’influenza di Zerocalcare, descrivendolo come una fonte di ispirazione. Riflettendo sull’eredità di artisti come Diego Rivera, afferma che “i muri che gridano giustizia e rivoluzione rappresentano per me una delle forme più pure di espressione artistica”. La sua arte non è solo un mezzo di comunicazione, ma un vero e proprio atto di resistenza e un richiamo alla consapevolezza collettiva.
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