Il veicolo usato da Filippo Turetta per trasportare il cadavere di Giulia Cecchettin è stato trovato con abbondanti tracce di sangue. Le indagini del Ris di Parma sono in corso per fare luce sulla vicenda.
La Fiat Grande Punto di Filippo Turetta, utilizzata per il trasporto del corpo senza vita di Giulia Cecchettin, è stata trovata coperta di sangue. Gli specialisti del Ris di Parma hanno iniziato gli accertamenti sulla macchina, rientrata in Italia prima di Natale. Questi esami sono essenziali per determinare se le ferite mortali sono state inferte all’interno del veicolo. “Sarà necessaria un’apposita analisi delle tracce, la cosiddetta ‘bloodstain pattern analysis'”, affermano gli investigatori, delineando l’approccio delle indagini.
Le indagini si concentreranno ora sulle tracce di sangue presenti all’interno del veicolo e sui vari oggetti rinvenuti. Queste analisi saranno effettuate alla presenza dei consulenti tecnici della difesa e dei rappresentanti legali della famiglia della vittima. Il sostituto procuratore incaricato dell’indagine, Andrea Petroni, sta programmando le procedure necessarie, che potrebbero iniziare a breve.
Il focus delle indagini si estende agli strumenti potenzialmente collegati all’omicidio, tra cui due coltelli trovati in luoghi diversi e altri oggetti sequestrati, come il cellulare di Turetta e un pezzo di nastro adesivo. Questi esami forensi sono fondamentali per comprendere meglio come si siano svolti i tragici eventi.
L’esame autoptico condotto dal dottor Guido Viel ha chiarito che la causa della morte di Giulia è stata l’emorragia dovuta a una profonda ferita al collo. “Le ferite da coltello riscontrate dal medico legale incaricato dalla Procura sono numerose, più di una ventina, ma per la gran parte sono superficiali”, viene confermato dagli esperti, fornendo dettagli cruciali sulla natura dell’aggressione.
La sequenza degli eventi che hanno portato all’omicidio di Giulia è in fase di accurata ricostruzione. Il conflitto tra Filippo e Giulia ha avuto inizio a Vigonovo e si è poi spostato a Fossò, dove la dinamica dell’aggressione è stata parzialmente catturata dalle telecamere di sicurezza. Queste riprese potrebbero essere decisive per capire quando e come sono state inflitte le ferite mortali a Giulia.
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